Il valore della tradizione

Il periodo che precede il Natale è sempre un momento di bilanci, di numeri da soppesare ma soprattutto di memorie e di sensazioni da osservare per capire la direzione da intraprendere nell’anno che sta per arrivare.

Potremmo girare lo sguardo e vedere tutto quello che abbiamo fatto da quando siamo nati, piccolo gruppo di amiche e amici in un quartiere popolare di una città di provincia, quanti traguardi raggiunti, quanti obiettivi realizzati ma in cuor nostro sappiamo che quello che conta davvero non è elogiarci ma rimanere sempre in contatto con il nostro spirito autentico. Tutto il resto viene da sé.

Quello che siamo sono la passione che ci fa lavorare ai progetti nei ritagli di tempo, sono i sorrisi che conserviamo anche nei momenti in cui questi progetti non vanno come vorremmo ma in qualche modo riescono a coinvolgere altre persone e farle stare bene, sono la forza ostinata che non ci ha fatto demordere nemmeno di fronte alla mancanza di un nostro carissimo socio. Questa forza non arriva così, non è un dato di fatto che possiedi o non possiedi, è qualcosa che ti arriva perché stai seguendo una strada e dietro di te ci sono state altre persone che hanno intrapreso quel sentiero.

La tradizione per noi è questo, non è certo il richiamo a qualcosa che non esiste più e che si vuol fare rivivere, un fuoco spento da troppo tempo su cui soffiare per spargere ceneri in giro e fare ancora più confusione, è la forza, che invisibile ma reale passa attraverso le persone, attraverso i gesti e i sogni.

Noi ci sentiamo dei custodi, delle persone umili che un po’ per pazzia, un po’ per il bisogno di stare assieme e affermare dei modi di vivere più equilibrati, si sono trovate in compagnia degli asini.

Nessuno di noi era un contadino o un allevatore, eravamo e siamo dei cittadini. Viviamo nelle nostre case di periferia, guidiamo macchine, lavoriamo dentro degli uffici ma un giorno ci siamo trovati in un recinto con due asine e abbiamo intuito che avevamo ognuno bisogno dell’altro, animali ed esseri umani, che c’era la necessità di quel legame ancestrale che lega la nostra specie alle altre, che ci fa ricordare che non esistono davvero barriere e che nessuno è superiore a qualcos’altro. Siamo qui per imparare e per prenderci cura gli uni degli altri.

Se siamo qui, con i nostri progetti passati e quelli in divenire, che ti racconteremo presto, la nostra gratitudine va a Silvano Feletto, pioniere dell’onoterapia, della pet therapy con gli asini, nel nostro territorio. Lui stesso è stato un erede, della passione per gli animali che aveva suo padre.

Ognuno ha le spalle qualcun’altro, ognuno cammina su un sentiero già tracciato da altri prima di noi. Le passioni trapassano le epoche e riescono ad arrivare e prosperare anche nella nostra, dove la velocità, la frenesia, l’egoismo sembrano ricoprire tutto. Proprio nel buio che sembra oscurare ciò che conta davvero è importante illuminare i piccoli gesti, la carezza di un bambino ad un asino, un prato d’estate che si riempie di famiglie come durante il Ciucoraduno, la voglia di stare assieme per il puro piacere di farlo.

Per noi la tradizione è portare avanti il sogno concreto di un mondo più lento dove c’è il tempo per stare in compagnia di un asino, per passeggiare alla riscoperta del nostro territorio, per aiutare chi soffre a ritrovare la propria umanità. Lo facciamo con gli asini, perché loro ci insegnano la pazienza, la capacità di ascoltarci, la tenacia che gli ha fatto passare i millenni. Lo facciamo per noi stessi e per gli altri, che verranno dopo di noi, convinti che anche in mezzo all’asfalto e al cemento ci sarà sempre qualcuno che porterà in giro un asino, per ricordarci che non serve Natale per riscoprire la nostra sensibilità e la nostra tenerezza.

(scritto da Luca Vivan )

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